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Fare filosofia nelle culture africane significa considerare questa disciplina come un insieme di discorsi pensati e comunicati allo scopo di affrontare i problemi di fondo di tali culture, nei vari momenti e nelle varie forme della loro evoluzione, soprattutto in rapporto ad alcuni interrogativi particolari. E’ a questa concezione che si deve collegare il termine Muxima. Muxima tradurrebbe la parola cuore, inteso come mente, sede dei pensieri e della percezioni, come locus in cui vengono elaborate domande, risposte, riflessioni e decisioni.

La stagione del grande cambiamento in Sudafrica attraverso gli occhi di uno studente universitario. I contrasti razziali, la dura vita delle township, l'orgoglio nero, la nascita della democrazia e la fine dell'apartheid si mescolano alle baldorie e agli stratagemmi di un giovane che fa di tutto per affrancarsi dalle miserie dei quartieri poveri. Sullo sfondo la cultura Kwaito, la nuova onda musicale che ha travolto la nazione, il frutto della voglia di autodeterminazione della popolazione sudafricana che parla inglese e lingue indigene, che mescola i ritmi della tradizione e l'hip hop.

Benny Griessel, ispettore dell'Unità Crimini Violenti di Cape Town, è nei guai. Non solo la sua vita privata sta andando a rotoli, tra problemi di alcol e un matrimonio in frantumi, ma si trova improvvisamente al centro di un'indagine che sta sollevando i peggiori incubi dell'intera nazione: chi è il responsabile, dietro la misteriosa sigla di Artemis, di una serie di efferati omicidi nei confronti di pedofili e molestatori di bambini?

Fino alla metà dell’Ottocento, il Sudafrica era considerato soltanto un miscuglio conflittuale di colonie inglesi, repubbliche boere e regni africani, senza alcun valore per il resto del mondo. Ma nel 1871 le prospettive cambiarono radicalmente: una serie di indagini minerarie portò alla scoperta di uno dei più grandi giacimenti di diamanti dell’intero pianeta, cui seguì, quindici anni dopo, la notizia della presenza sul territorio di ricchissime miniere d’oro.

Nel Sudafrica, il paese dell’apartheid dove è vietato dal regime razzista svolgere indagini dirette sulla condizione di esistenza e sulla cultura delle popolazioni indigene, l’unico modo, per un antropologo, di documentarsi senza rischiare il carcere è quello di raccogliere testimonianze e documenti attraverso la stampa locale, facendo in questo modo parlare dal di dentro le rare voci liberali esistenti.

Nella prima metà dell'Ottocento, quando il Sudafrica era una colonia inglese, una profetessa nera annunciò che gli antenati degli africani sarebbero tornati dal mare per punire gli inglesi. La profezia per avverarsi comportava un sacrificio di terre e di bestiame da parte dei neri. La popolazione si divise tra Credenti, coloro i quali accettarono la condizione per poi morire di fame, e Non Credenti che accettarono il dominio inglese.

Il pluripremiato scrittore Zakes Mda ci porta dentro il pentolone ribollente del Sudafrica di Toloki, grottesco personaggio in abito completo e cilindro, partito quasi vent’anni or sono da un piccolo villaggio per approdare nella grande città portuale dove sbarca il lunario come Dolente Professionista. Seguendo una vocazione che lo fa sentire vicino agli ascetici monaci orientali, Toloki va di cimitero in cimitero a piangere la miriade di morti noti e ignoti che ogni giorno arrivano dagli affollati obitori del paese.

Nel 1971, diciannove cittadini di Excelsior, piccola comunità rurale del Libero Stato del Sud Africa dominato dai bianchi, furono accusati di aver violato l'Immorality Act dell'apartheid, che vietava i rapporti sessuali tra bianchi e neri. In attesa di giudizio le donne, tutte nere, furono arrestate mentre gli uomini bianchi con cui erano state sorprese vennero rilasciati dietro pagamento di cauzione.

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