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Quali sono, oggi, le aspirazioni e i disagi quotidiani di chi indossa la pelle nera in Italia? Come vivono i nuovi italiani neri, figli di coppie miste, o adottati, o nati da genitori africani residenti da decenni nel nostro Paese? E soprattutto, esiste un problema razzismo in Italia? Come va concepita la nozione di cittadinanza nella nostra società, destinata a essere sempre più multietnica?

Justice ha solo quattordici anni quando lascia il villaggio in Ghana dove è cresciuto per fuggire ai maltrattamenti dello zio-guaritore e trovare un po’ di quella giustizia che porta nel nome. Non sa dove è diretto. Non lo sa quando salta su una carovana del deserto, puntando al confine algerino. Non lo sa quando attraversa lo spietato deserto del Niger, costellato dalle ossa dei tanti che non ce l’hanno fatta. Né quando apre un varco nel muro nella terribile prigione di Qatrun, per tirare fuori i suoi amici rinchiusi come clandestini.

«Nel 1997, con il titolo Sudafrica. Storia politica, usciva in italiano una nuova edizione, rielaborata e aggiornata in modo sostanziale, del mio volume pubblicato per la prima volta nel 1952 a Città del Capo con il titolo 300 Years. A history of South Africa. Quanto scrivevo nella Conclusione del 1997 è stato confermato dagli eventi che si sono susseguiti fino al 2010, quando il Sudafrica ospita il Campionato del mondo di calcio.

La storia di una donna musulmana, Abeeda, che conduce una doppia vita. Divorziata, madre di quattro figli, sotto il velo nasconde l'ardore di una donna mentalmente libera e indipendente. Il romanzo ne segue la vicenda in due cornici temporali distinte. Il presente è quello di una donna sui quaranta che, profondamente segnata dal dolore per la malattia e la morte del figlio minore per AIDS, si trova invischiata nel luccicante mondo dei casinò e lentamente sviluppa una vera e propria dipendenza dal gioco. La narrazione di questi eventi si alterna a quella del passato.

Un libro che affronta i problemi dell'esiliato visto come persona, tolto dalla massa indiscriminata degli stranieri. Un tentativo di descrivere, anche attraverso testimonianze di vita vissuta, il percorso in virtù del quale un individuo può definirsi rifugiato.

Tormentata e discussa autobiografia di una delle massime voci della narrativa sudafricana. Il romanzo racconta di una donna, meticcia ed esule, e della sua vita, carica di sofferenza e di tragica esemplarità. Ma tutto questo costituisce solo lo sfondo del racconto, che è invece e soprattutto un percorso nella follia dei suoi tempi e della sua mente, un inoltrarsi negli abissi dell'anima. Uno stile raffinato, un bellissimo mosaico della cultura nera africana e di uno stile di vita strettamente legato alla terra.

Personaggi che spiccano per vitalità e bellezza sono quelli che Bessie Head ritrae in questa raccolta di racconti brevi ambientati in un villaggio del Botswana. Un mondo nel quale si fondono ricordi del passato e frammenti di vita quotidiana di uomini, ma soprattutto di donne: giovani, vecchie, bambine, istruite e non, mogli felici o madri di figli illegittimi; depositarie dei valori della tradizione ma contemporaneamente vittime del repentino disgregarsi dei valori familiari e sociali sotto la spinta della colonizzazione.

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